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mercoledì 25 novembre 2009

Il rapporto tra il vino ed il cibo alcune volte può essere conflittuale. Gli abbinamenti difficili

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Per dimostrare quanto io tenga all'argomento dell'abbinamento tra vino e cibo, nel blog dedico una sezione specifica a questo. Se riusciamo bene a capire quali sono le leggi base di questo rapporto possiamo, nutrendolo sempre con un pizzico di originalità, riuscire ad esaltare entrambi.

Infatti, ad esempio, un arrosto è buonissimo da solo ma raggiunge il suo apice se lo accompagniamo con un rosso di una certa struttura. Viceversa un  Chianti  sprigionerà il meglio di sé accompagnato da una bella bistecca, meglio se di chianina. Ricordiamo sempre che non vi sono comunque delle leggi inconfutabili e che molto dipende sempre dal gusto della persona. Esistono degli abbinamenti, se non impossibili, quanto meno inopportuni, almeno per ora.  Ci sono degli abbinamenti che prima venivano evitati assolutamente ma che negli ultimi anni sono stati rivalutati e apprezzati, come per esempio quello tra il cioccolato ed il vino. Mentre l'abbinamento del vino alla cucina africana, a quella  sudamericana o a quella orientale e indiana, piatti troppo ricchi di spezie, è da evitare quanto più possibile, meglio bere un tè oppure un sakè. Ma se proprio non possiamo farne a meno, allora scegliamo un bianco aromatico, caldo di alcol e fresco di acidità, come può essere Alto Adige Traminer. Ci sono abbinamenti difficili anche nella cucina occidentale, ad esempio  il vino ha poco feeling con i piatti a base di carciofi, asparagi e finocchi. Anche se esiste la possibilità di abbinamento, tutto dipende dal modo di cottura  e di preparazione del piatto. Ad esempio, i carciofi contengono una sostanza amara, la cinarina, che incide negativamente sul gusto del vino ma se questi vengono cucinati ripieni utilizzando magari erbe aromatiche e olio extravergine si adattano a vini bianchi giovani e piuttosto freschi di acidità. Infine, ci sono gli abbinamenti veramente impossibili, ovvero quelli con il pesce in scatola come il tonno o gli sgombri, quelli con tutti piatti dove predomina l'aceto o il limone ed infine quelli con la frutta particolarmente acida come può essere un pompelmo, un ananas oppure un'arancia.

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lunedì 23 novembre 2009

Il suono del vetro

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venerdì 20 novembre 2009

La luna e il vino. Una pillola al giorno (14)

Mio padre ogni volta che dobbiamo imbottigliare del  vifasi%20lunarino si domanda: "ma sarà buona la luna?".

Quando si decide di imbottigliare il vino dobbiamo stare attenti in quale fase la luna si trova. Se vogliamo ottenere vini fermi (o tranquilli) la luna deve essere piena o "bianca". Invece, la luna nuova o "nera" potrebbe far saltare il tappo delle nostre bottiglie. Perché? In  questa fase della luna  il livello del vino nella bottiglia scende consentendo la formazione di troppa aria tra tappo e vino che provoca, soprattutto se il vino è amabile o dolce, lo spiacevole inconveniente del salto del tappo. Se desideriamo che il nostro vino sia un po' frizzante allora dobbiamo imbottigliare con il primo quarto di luna, ovvero quando la gobba è a ponente.

Sulla scientificità del fenomeno ci sono molti dubbi ma diciamo che fino ad ora la tradizione contadina ha portato sempre ottimi risultati.

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giovedì 19 novembre 2009

Una degustazione a Leuven di vini italiani

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Domenica pomeriggio  siamo usciti con Silvia con l'intento di prenderci un caffè da Timory, il nostro café di fiducia vicino casa. Arrivati davanti al locale, ci siamo accorti che era pieno oltre misura, così abbiamo deciso di provare un altro locale vicino alla chiesa di Saint Gertrude, in un quartiere molto tranquillo e con un bella atmosfera. In zona ci siamo accorti di piccoli gruppi con dei bei bicchieroni da vino in mano. Incuriositi  abbiamo seguito delle indicazioni  abbiamo scoperto con gioia che era in atto una  degustazione di vini italiani.

"Stappato Openflessendag - Degustation" era il nome dell'iniziativa, organizzata da un'enoteca che si trova a Leuven. Dopo aver pagato 20 € ci hanno dato due bicchieri da degustazione e un foglio dove erano riassunti i vini presenti. Come da norma, abbiamo iniziato dai vini bianchi. Io ho preso un Soave Classico DOC delle cantina Coffele e Silvia uno  Zamò bianco COF DOC della cantina Le vigne di Zamò. Il Soave, prodotto con garganega in purezza, si presentava con un bel colore giallo paglierino con riflessi verdolini tipici di un bianco giovane. Al naso il bouquet era caratterizzato da profumi di fiori bianchi, come l'acacia o il ciliegio. Il sapore era secco, ben strutturato e con una buona persistenza. Il secondo vino è prodotto con uve di ribolla gialla, friulano, sauvignon, pinot grigio e riesling. Il colore era di un bel giallo dorato,  la mela spiccava tra i profumi e ci ha lasciato una bella sensazione di freschezza al palato. Dopo aver lavato i bicchieri con un po' d'acqua abbiamo fatto subito il secondo giro: Salento bianco IGT della cantina Torre Mora e Le Vaglie - Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC dell'azienda vinicola Santa Barbara. Il primo è prodotto con verdeca e malvasia, ma dei vini provati è quello  che mi ha lasciato più perplesso. Abbastanza anonimo nei profumi e nei sapori. Forse è stato anche un po' oscurato dalle forti sensazioni del verdicchio in purezza. Il giallo verdolino brillante è il suo biglietto da visita. I profumi, ricchi e complessi, con note speziate e di frutta matura sono la sua presentazione ufficiale. Al palato è apparso con un sapore rotondo e di grande morbidezza. Insomma, anche questa volta il verdicchio non ci ha delusi. Come ogni degustazione che si rispetti c'era anche la possibilità di mangiare pane, salumi e formaggi a volontà, una  buona arma per evitare che l'alcol ci andasse troppo in fretta in circolo nel corpo. Dopo un piccolo break ristoratore abbiamo iniziato la degustazione dei vini rossi. Ovviamente prima abbiamo lavato bene il bicchiere ed anche la nostra bocca con dell'acqua fresca. Io ho scelto un Amanzio IGT Calabria dell'azienda Colacino, scelta dettata dalla voglia di scoprire un vino e un vitigno a me ancora poco noti. Il vitigno utilizzato è il magliocco canino anticamente molto diffuso in Calabria, Sicilia ma anche nelle Marche; oggi viene coltivato soprattutto in provincia di Catanzaro e Cosenza. Il vino nel bicchiere è apparso subito di un bel rosso carico ed al naso sono arrivati eleganti sentori di fruttato, in particolar modo di fragola. Rotondo al palato e con una buona persistenza, si tratta di un vino discreto ma niente di più. La scelta di Silvia questa volta è caduta sulla Puglia, più precisamente su un Tempio di Giano, Salento Negroamaro IGT, anche questa volta in purezza, della cantina Vetrere. Il bicchiere si è subito colorato di un bel rosso rubino intenso con riflessi violacei, indice di un vino giovane. Vino fresco e fruttato, corposo, ma facile da bere. Dopo i rossi abbiamo iniziato a sentire un po' di tremolio alle gambe ed abbiamo così deciso di assaggiare gli ultimi vini, due rossi dolci: Brachetto d'Acqui DOCG della cantina Luigi Coppo e Recioto Classico della Valpolicella BG DOCG della cantina Tommaso Bussola. Il giudizio di Silvia su di essi è stato abbastanza severo: troppo stucchevoli! Per quanto mi riguarda, giudico il primo una buona bevanda (utilizzo questa parola non a caso) da bere con una macedonia di frutta fresca, ma nulla di più. Il Recioto al contrario mi è piaciuto molto. Prodotto con uve di corvina, di corvinone, di rondinella, di cabernet, di merlot, di dindarella e di croatina appassite per 4 mesi al sole, il vino è di colore rosso rubino intenso e all'olfatto predominano le note fruttate. E' inoltre morbido al palato grazie ad un tasso alcolico abbastanza elevato accompagnato da un altrettanto elevata quantità di zuccheri. Insomma, un vino di notevole struttura, ben equilibrato, ideale accompagnato con cioccolata fondente. Diciamo che la gradazione alcolica di questo passito ci ha indicato la porta di uscita, ma proprio vicino ad essa c'era un bel banchetto di Prosecco delle cantine Collalto. Potevamo non brindare a questa bella giornata? No di certo. Quindi, Prosecco di Conegliano Brut servito dalla Principessa Isabella Collalto in persona per chiudere la giornata. Ne abbiamo apprezzato soprattutto il perlage e la piacevole sensazione di freschezza al palato.

Sapete qual è stata la cosa più bella e divertente della giornata, naturalmente oltre ai vini e alla location dell'evento? Io e Silvia eravamo gli unici a pronunciare correttamente il nome dei vini e delle rispettive cantine.

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martedì 17 novembre 2009

Le "patologie" del vino

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Nell'articolo "La conservazione del vino. Tra antiche e moderne cantine" vi ho parlato di quale fosse il miglior modo per conservare il nostro vino, evitando così che possa andare incontro a "malattie". L'attenzione al modo di conservare il vino è importante per chi  acquista bottiglie ma lo è ancor di più per chi lo produce e ogni giorno si trova a dover gestire importanti quantità di vino sfuso.

La mia esperienza da piccolo produttore mi ha insegnato che non va lasciato nulla al caso, poiché basta veramente poco per mandare all'aria il faticoso lavoro di mesi. Molte volte sono stato rimproverato da mio padre a causa di una mia disattenzione in cantina. Ricordo, ad esempio, che qualche anno fa presi qualche litro di vino bianco da portare con me in una vacanza con degli amici e senza preoccuparmene più di tanto lasciai il recipiente da cui avevo preso il vino non colmo.  Dopo qualche ore mi arrivò una telefonata di mio padre, che mi ringraziava ironicamente dell'aceto che ero riuscito a produrre da 5 litri di ottimo vino. Ma cosa era successo effettivamente a quel vino? Nel recipiente non colmo e non protetto da anidride solforosa, il contatto con l'ossigeno provoca la trasformazione dell'alcol in acido acetico. In termini tecnici, quest'alterazione si chiama vino spunto o acescenza e compromette prima gli strati superficiali e poi l'intera partita di vino. Nel recipiente non colmo si può avere anche un'altra alterazione detta vino con fioretta, che può essere considerata una anticipazione del vino spunto. Infatti, il contatto del vino con l'aria favorisce la formazione di lieviti sulla superficie che attaccano l'alcol, trasformandolo in acqua e anidride carbonica. Una volta che questi hanno debilitato la difesa naturale del vino, ovvero l'alcol, questo può essere facilmente colpito dagli acidi acetici, diventando vino spunto o addirittura aceto. Inoltre il vino può comportarsi come se fosse olio, ovvero filare mentre viene versato. Questo difetto si chiama vino filante ed è causato da alcuni batteri lattici.  Poi possiamo avere il vino girato, ovvero il vino diventa torbido e cambia colore: i vini rossi si anneriscono, mentre i bianchi si imbruniscono. Questo avviene quando il vino è povero di alcol e di acidità e lo teniamo in un ambiente troppo caldo, dove viene attaccato dai lactobacilli. Infine i vini, soprattutto quelli giovani, possono avere il difetto del vino agrodolce, dovuto alla fermentazione mannitica di residui zuccherini ad opera di batteri lattici. In questo caso, si sviluppa un odore acetico e uno sgradevole sapore agrodolce.

Quindi, il vino è una sostanza particolarmente delicata e soprattutto è "viva". Tende a mutare in relazione all'ambiente che lo circonda ed è per questo che ogni piccola dimenticanza nella cura può causare spiacevoli inconvenienti.

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